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domenica 29 settembre 2013

Sguardo al futuro di un ragazzo italiano

L'ennesima crisi di governo, l'ennesima tazza di ipocrisia da ingoiare calda, l'ennesimo bicchiere di birra per dimenticare..
Studi tutti i giorni, tutti i giorni i professori accennano alla male istituzione italiana, al deterioramento dell'università, tutti i giorni ci spingono via lontano, verso l'esilio.
E cosa pensare? In chi credere? Nel papa? Non credo in una persona, ma credo nel buon esempio. In politica il buon esempio lo si vede in così poche persone. Vorrei poter fare qualcosa, parlare con ogni parlamentare per conoscerlo, per capire le persone che stanno dietro a certe parole, certi slogan. Ma io chi sono dopotutto, solo un cittadino pieno di ideali, una nube astratta di speranza, un cuore che chiede giustizia, ma le cose non andranno mai, mai.
Solo il male, quello che neanche era immaginabile, ha scavato così in fondo negli animi degli uomini e delle donne per far affiorare qualche saggia idea e farla diventare realtà.
- Chi?
  Nessuno.
- Magari un giorno però, no?
  Forse dopo un male così grande che tacere risulterà impossibile.
- Possiamo solo aspettare, sperare?
  Consapevolezza, non va commesso l'errore di confondere il nuovo col blasfemo.
- E se andrà tutto male?
  Se andrà tutto male, ce ne staremo insieme ad aspettare la fine, convinti che l'universo è così grande che conoscerlo tutto ci è impossibile. E per mano coloreremo quegli spazi ignoti riempendoli di splendidi gradienti di luci con i colori che più amiamo, perché almeno questo possiamo deciderlo noi, e lo faremo nel più bel modo possibile.

domenica 21 aprile 2013

Politica Italiana: colpa di chi? Di tutti

Completamente spiazzato. Non so più dove guardare. Dove prima vedevo una speranza ora vedo una maschera di essa. Dove prima vedevo un'opportunità ora vedo un'opposizione inutile. Dove prima vedevo per una volta da quando sono nato la possibilità di fare un poco di giustizia sociale ora non vedo altro che quello che ho sempre visto.

Però la colpa è restrittivo darla ad un solo Partito. Il modo di cambiare lo abbiamo avuto tutti e abbiamo visto che per cambiare bisogna sapere cosa è giusto per lo Stato e non per il Partito.
Io penso che la colpa sia:

  • Partito Democratico, non so quali persone abbiano compiuto un atto simile, mi sembra strano che Pierluigi Bersani sia andato verso l'inciucio dopo un mese che lo ha rinnegato. Forse ha sempre puntato a farlo in questo modo, ma non riesco ancora a non credere in una persona come Bersani.
  • Movimento 5 Stelle, poteva fare qualcosa di concreto invece che deridere in maniera vigliacca le possibili strade di coalizione. Adesso si trova in una situazione in cui potrebbe non valere più nulla. Se è questo ciò a cui puntava è un partito di politici, non di statisti. Esulta quando se ne vanno la Bindi e Bersani. Ma cosa è cambiato concretamente se non nulla? Non sono serviti a niente queste persone che si sono rivelate saccenti e piene d'orgoglio. Sapevano che provarci non avrebbe costato nulla al Paese, ma soltanto al proprio Partito, così hanno optato per la strada migliore non per lo Stato, ma per se stessi.
  • Pdl, ormai è chiaro come la luce del sole. La colpa è di chi lo ha votato e purtroppo di chi lo voterà. Di come è stata ridotta e trattata l'Italia in questi ultimi anni, della mala informazione. Berlusconi lo potevamo sconfiggere noi italiani con il voto, penso che non sia capire che non è la persona più adatta.
  • Di noi italiani, io, tu, lui, lei e loro. Perché ci arrabbiamo ma alla fine saremmo diversi se andassimo in politica? Guarda la Lombardi, discreto esemplare della politica italiana. Crimi? Stesso parole demagogiche di tutti gli altri.
Io poco posso fare per cambiare la situazione politica italiana, per prima cosa mi convinco di non sapere cosa succeda all'interno dei palazzi, non come fa Grillo, perché onestamente io non so un cazzo di quello che succede. So quello che dicono i giornali ma alla fine di tutto mi sembra di non sapere comunque un cazzo.
Perché questo? Per mantenermi il più obiettivo possibile e per distaccarmene un po, perché a forza di prendere queste cose di petto si perde la bussola. Inoltre pensate soltanto a quanto sia ipocrita e demagogico parlare di rimborsi elettorali, e non di mafia.
Seconda cosa cercherò di migliorare come cittadino.
Terza cosa cercherò di informarmi sempre il più possibile.
Quarta cosa, non voglio lasciare questa nave a cui sono tanto affezionato anche se naviga in un mare di iceberg. Non voglio proprio. Soprattutto in un momento così, ma come si dice, tra il dire e il fare c'è di mezzo il mare che è, appunto, pieno di iceberg.

sabato 20 aprile 2013

Il cambiamento dell'Italia non dipende solo dai politici

Io non ho più nulla in cui credere. Ho una sensazione dentro di me piena di rabbia e di confusione. Seguo la politica da anni e ricordo quanto era facile arrabbiarsi con Berlusconi e avere ragione.
Oggi però le cose sono cambiate e vedo un Movimento pieno di contraddizioni e un partito pieno di 'perché'.
Da poco gira la voce nei giornali che Bersani si sia dimesso. Io credevo e in fondo credo ancora in Bersani, e leggere per la rete frasi di plauso per una cosa del genere, addirittura leggere "li stiamo mandando tutti a casa" con moto d'orgoglio mi fa incazzare febbrilmente.
Quale democrazia è questa?
La colpa però non la si può soltanto attribuire all'alto, una bellissima frase dice: "se vuoi cambiare il mondo, prima devi cambiare te stesso."
Io non conosco la verità, ma so di non essere in grado di scegliere un presidente della Repubblica e l'unica cosa che penso sia giusta è che debba essere di Sinistra.
Tutti gli Italiani invece pensano di poter fare politica leggendo due cose su internet, i giornali e quant'altro.
Penso che per fare politica bisogni star dentro la politica.
Democrazia non è sinonimo di "le scelte politiche vanno prese dall'intero popolo", ma "il potere dello stato è finalizzato al bene dell'intero popolo senza alcuna distinzione", è stato così?
No, Grillo è ancora in campagna elettorale, gruppetti del Pd sembrano essere troppo ambiziosi, Sel forse l'unica a salvarsi.

Oggi è il 20/04/2013 e ho paura non di non avere un futuro, ma che in futuro ci si pentirà incredibilmente perché nel momento in cui potevamo fare del bene, abbiamo spento il cervello e si è finiti per concludere nulla.

Un aiuto dovrebbe arrivare dal Quarto Potere ma raramente mi ha aiutato di capire qualcosa.
Non stimo nessun giornalista di quelli che conosco, forse Fazio e chi con lui, tra Scanzi e Travaglio non so chi mi fa più rabbia, possibile che dicono tutto di tutti e non abbiano mai detto a grandi caratteri, "per fare politica bene bisogna confrontarsi prima e dopo le elezioni". La cronaca serve a farci vedere come va il mondo ma per capirlo bisogna vederlo nel giusto modo. È questo ciò che vorrei dai giornalisti, il giusto punto di vista.

Purtroppo questo post l'ho scritto solo per me stesso perché tanto non lo leggerà nessuno anche se vorrei confrontarmi su quanto ho appena scritto con molte persone.

Alla prossima

mercoledì 5 settembre 2012

La lotta


Io non capisco se valga solo per l’uomo, ma non anche per qualche animale di cui non conosciamo che l’anatomia e qualche rito sociale.
La lotta interiore è un argomento importante e a mio parere mal gestito.
Dentro di noi abbiamo delle sensazioni, che consciamente o inconsciamente riusciamo ad identificare.
Le dividiamo in due normalmente, quelle che ci appaiono buone e quelle che invece no.
Ogni giorno durante la nostra vita sentiamo questo scontro interiore, e la coscienza ci spinge verso ciò che ci pare buono, e se noi andiamo in senso opposto sentiamo dei sensi di colpa.
Ma è questa la strada da seguire? Il vero problema di tutti noi forse non è ciò che accade fuori ma ciò che invece sentiamo dentro.
Voglio fare un esempio:
ogni tanto un ragazzo odia o è molto arrabbiato qualcuno, e conscio di comportarsi nel modo sbagliato perché consapevole che se non odiasse vivrebbe meglio cerca una soluzione a questo problema.
Può provare a non odiare oppure può trovare una giustificazione al proprio odio e così sviare i sensi di colpa.
Allora la mia domanda è come dovrebbe agire questo ragazzo? Prende la via dell’amore o della pace razionale?
Ma riuscirà poi a mascherare così quell’odio senza soffocare qualcos’altro?
La storia dei due lupi di un anziano cheeroke narra che dentro di noi esistono due lupi, uno bianco che è buono, generoso e leale, ed un altro nero che è cattivo, geloso, avido. Questi due lupi lottano continuamente tra loro. Finito di narrare un discepolo chiede al capo chi dei due vince, e questo risponde: “Tutti e due, figlio mio. Vedi, se scelgo di nutrire solo il lupo bianco quello nero mi aspetta al varco per approfittare di qualche momento di squilibrio, o in cui sono troppo impegnato e non riesco ad avere il controllo di tutte le mie responsabilità, e attaccherà il lupo bianco, provocando così molti problemi a me e alla nostra tribù; sarà sempre arrabbiato e in lotta per ottenere l’attenzione che pretende. Ma se gli presto un po’ di attenzione perché capisco la sua natura, se ne riconosco la potente forza e gli faccio sapere che lo rispetto per il suo carattere e gli chiederò aiuto se la nostra tribù si trovasse mai in gravi problemi, lui sarà felice e anche il lupo bianco sarà felice ed entrambi vincono. E tutti noi vinciamo.”
È un po’ come la filosofia racchiusa nel simbolo del tao, non esiste cosa che non comporti un po’ del suo opposto.
Quello che gli antichi, secondo me, ci vogliono dire è che la via del bene non è la via che dovremmo seguire, o meglio che ci imponiamo di seguire, e così quella del male. La via è sempre quella che sta in mezzo alle due cose, una via equilibrata ma consapevole, in cui accettiamo di essere a volte buoni e a volte cattivi. Arrivare a questo ragionamento non è facile nella società di oggi, con religioni e oppressioni morali imposte da tutte le parti, ma secondo me è un ragionamento che dovremmo almeno provare a seguire.
Si può mascherare sempre qualcosa che non ci piace, imporci certi limiti, ma prima o poi ciò che soffochiamo recupera fiato e quando riaffiora annienta la nostra pace interiore.
Forse il vero messaggio di tutto ciò è siate liberi di essere ciò che siete e di sentire ciò che sentite, non fate passare sempre tutto per il filtro della razionalità perché ciò che non passa non viene gettato via ma si accumula e da un momento all’altro esploderà dentro di voi.
Penso che la strada da seguire sia diversa per ognuno di noi, che alla fine ognuno di noi sia capace di raggiungere una specie di equilibrio, ma che comunque quello che c’è in mezzo dipende da come siamo abituati a essere.
Non so, mi viene da chiedermi e se uno si sente di ammazzare chi gli passa accanto deve continuare a farlo? Credo che chiunque compia azioni estreme non sia in pace con se stesso, e poi più importante è ricordarsi che la strada che uno segue non è fatta di calci, baci, spunti coraggiosi, gol, buoni voti o altro, ma di sensazioni. Cioè seguire ciò che sentiamo, agire nel senso di sentire, non di agire materialmente.
Concludo con una frase del libro “Il gabbiano Jonathan Livingstone” che dice:
addattarsi a se stessi”